Barcellona è l’epicentro del cambiamento

Barcelona-Comu-centenars-Nou-Barris_EDIIMA20150426_0254_17Esther Vivas | Communia

Questo “sí se puede” che per mesi è risuonato nelle strade e nelle piazze, dopo l’incancellabile “Primavera Indignada” del 2011, irrompe ora nelle istituzioni come un terremoto. Una cosa allora inimmaginabile. La vittoria di “Barcelona en Comú”, con Ada Colau in testa, ha fatto saltare in aria lo scacchiere politico.

Se per lungo tempo abbiamo dovuto ascoltare predicatori di diverso orientamento politico ripetere – accusando il movimento 15M di essere radicale, antisistema e poco serio – “se volete fare politica, formate un partito”, come se la politica si limitasse alla dinamica partitica, senza capire o senza voler capire assolutamente niente di quello che significò quell'”insurrezione di popolo” indignato; ora, i peggiori incubi dell’establisment si sono realizzati. Il discorso antiegemonico levatosi in quel momento da diverse piazze e capace di definire un nuovo immaginario collettivo, che ha mostrato senza tanti giri di parole il vincolo tra crisi economica e sequestro politico** e si è messo in connessione, come mai prima d’allora, con una maggioranza sociale colpita da tre lunghi anni di crisi economica, oggi da’ l’assalto alle istituzioni, fuoriuscendo dai limiti del “possibile” che ci avevano imposto.

Non si trattava, come dicevano alcuni “tuttologi”, di uniformare l’eterogeneità del movimento in un partito unico e continuare a fare le stesse cose, ma di usare nuovi strumenti politici, metodologici, confluenze, processi che permettessero di traferire questa indignazione dalla strada alle istituzioni. Convertire la maggioranza sociale frustrata dalla crisi in maggioranza poltica. Senza dimenticare che tutto il processo di cambio reale, verrà dalla presa di coscienza collettiva, dall’autorganizzazione popolare e dalla mobilitazione continua. In definitiva, occupare le istituzioni, come prima si erano occupate le piazze, per metterle al servizio di quelli considerati dei “nessuno”. Ed è quello che si è fatto ora.

Lo sbocciare folgorante di Podemos un anno fa, nel maggio 2014, quanto ottenne inaspettatamente 1,2 milioni di voti e 5 deputati alle europee, fu il migliore esempio. Un cammino segnato in precedenza, nell’aprile 2013, dal “Processo Costituente” in Calatlunya, animato dalla suora benedettina Teresa Forcades e dall’economista Arcadi Olivares, che invitava a costruire dal basso una nuova maggioranza politico-sociale. Una scommessa che “Guanyem Barcelona” e “Ahora Madrid” (a prescindere dal fatto che quest’ultima non è primo partito di un soffio), hanno realizzato in queste elezioni. Un’esperienza che si è estesa a numerosi municipi e comunità, con l’emergere di nuove forze politiche, risultati di confluenze sociali, capaci di arrivare ai settori più colpiti, che si sono mobilitati e in questa occasione sono andati a votare.

I risultati di questa contesa elettorale rompono gli schemi della politica, così come la conosciamo dalla transizione. Lo scacchiere politico, non è più una questione esclusiva dei due contendenti***. L’irruzione dei “senza voce”, dei precari, degli sfrattati, dei disoccupati… in definitiva degli “outsiders”, nelle municipali di Barcellona, dimostra che si può vincere e che tutto è possibile. E’ il momento di praticare il famoso slogan “comandare obbediendo”. Ma il cammino del vero cambiamento non sarà facile. La pressione dell’establishment, dalle lobby economiche alla macchina mediatica, non si farà attendere. Le trappole e le mistificazioni saranno sicuramente molte. La responsabilità, così come l’occasione che si presenta, è enorme.

Oggi viviamo un momento storico. Sono passati quattro anni da quando nelle piazze si gridava: “Non ci rappresentano”. Dopo il terremoto politico di queste elezioni, si impone un nuovo slogan. “Si, ci rappresentano”. In Catalunya, le elezioni per il Parlamento costituiranno il prossimo assalto. A Madrid, il Congresso dei Deputati si prepari. Come diceva Ada Colau, in questa storica notte elettorale: “Questa è una rivoluzione inarrestabile”.

*Traduzione di Marco Pettenella.
**si riferisce all’accusa rivolta dal 15M ai partiti della transizione democratica PP e PSOE di aver sequestrato la politica, intesa come partecipazione, democrazia e cambio
***PP e PSOE


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